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Studio · Giorni: 90
Leggere con commento
90 capitoli chiave, ognuno con una breve nota sulla storia e sul contesto.
- Giorno 1
Nel principio
Genesi 1Il libro. La Genesi è il libro degli inizi: del mondo, dell’umanità e della famiglia di Abrahamo, Isacco e Giacobbe. Secondo la tradizione lo scrisse Mosè. Abbraccia i tempi più antichi e l’età dei patriarchi (circa 2100–1700 a.C.), fra la Mesopotamia, Canaan e l’Egitto. Le sue sezioni si aprono con l’intestazione ebraica toledoth, “questa è la storia”.
La parola ebraica più comune per Dio, elohim, ha forma plurale ma regge verbi al singolare, e nell’Antico Testamento il verbo bara (creare) ha sempre Dio come soggetto. “Informe e vuota” rende tohu e bohu, all’incirca “selvaggia e deserta”. Il cielo è immaginato come una volta tra le acque. Il sole e la luna, adorati dai popoli vicini a Israele, non vengono nemmeno nominati. Il giorno ebraico cominciava al tramonto.
- Giorno 2
Il serpente e il giardino
Genesi 3La parola ebraica che indica l’astuzia del serpente, arum, richiama arummim, “nudi”, alla fine del capitolo precedente: l’uomo e la donna erano nudi e vulnerabili, il serpente era scaltro. L’espressione resa spesso “sul far della sera” indica con ogni probabilità la brezza della sera, anche se alcuni vi leggono il rumore di una tempesta che annuncia la presenza di Dio. Il nome Eva (khawah) suona come il verbo ebraico “dare la vita”. I cherubini, custodi alati della presenza di Dio, sbarrano la via del ritorno. Nella Genesi spostarsi verso oriente significa spesso allontanarsi dalla presenza o dalla benedizione di Dio.
- Giorno 3
Il diluvio
Genesi 7Il racconto data con precisione l’inizio del diluvio, al diciassettesimo giorno del secondo mese, e questo gli dà il tono di una cronaca. Le acque vengono sia dal basso sia dall’alto, cancellando i confini posti nel racconto della creazione, quando le acque furono separate e apparve l’asciutto. Il verbo usato per le acque che crescono, “moltiplicarsi”, è lo stesso usato nella creazione per gli esseri viventi che riempiono la terra. Gli animali “puri” in più servivano come cibo e per il sacrificio di Noè, anche se le norme dettagliate sui cibi vennero più tardi, al Sinai. Nella Bibbia il quaranta è un numero spesso legato alla prova.
- Giorno 4
La torre di Babel
Genesi 11La storia è ambientata in Babilonia, nella Mesopotamia meridionale, dove la pietra scarseggiava: per questo i costruttori usavano mattoni cotti e come malta il bitume naturale; Canaan, al contrario, era ricca di pietra. La torre era probabilmente una ziggurat, un tempio-torre a gradoni che i Babilonesi consideravano una montagna sacra dove gli dèi scendevano sulla terra. Il nome Babel suona come la parola ebraica per “confondere”. Il capitolo segue poi la discendenza di Sem fino a Terah, la cui famiglia lasciò Ur, una delle principali città di Sumer vicino al Golfo Persico, per Charan, un centro commerciale circa 550 miglia a nord-ovest, noto per il culto della luna.
- Giorno 5
Abramo parte per Canaan
Genesi 12Abramo giunse in Canaan, ma vi visse come residente temporaneo, spostando il suo accampamento perché i Cananei occupavano le terre fertili. La quercia di Moreh presso Sichem era probabilmente un luogo sacro cananeo: Moreh significa “maestro”, e in Canaan i boschetti erano spesso luoghi santi. Abramo vi costruì altari, e così pure vicino a Bethel. Quando venne la carestia andò in Egitto, che, irrigato dal Nilo, era spesso l’ultima regione a soffrirne. “Faraone” è un titolo, non un nome proprio. Il fatto di presentare Sarai come sua sorella può riflettere un’usanza secondo cui era il fratello a combinare il matrimonio della sorella. L’episodio rispecchia da vicino il successivo soggiorno di Israele in Egitto.
- Giorno 6
Il patto con Abramo
Genesi 15Abramo, senza figli, temeva che il suo intendente, Eliezer di Damasco, avrebbe ereditato i suoi beni, come era consuetudine quando un uomo non aveva un figlio; l’ebraico gioca sul suono di “Damasco” e della parola “erede”. La cerimonia riflette un antico modo di suggellare un giuramento: gli animali venivano tagliati a metà, e chi faceva la promessa impegnava la propria vita sulla sua parola (si confronti Geremia 34). L’espressione ebraica dice letteralmente “tagliare” un patto. I quattrocento anni di oppressione sono a quanto pare un numero tondo. Secondo la cronologia ebraica l’Esodo avvenne intorno al 1446 a.C., anche se molti studiosi lo datano intorno al 1270 a.C.
- Giorno 7
Abrahamo e Isacco sul Moriah
Genesi 22Il libro delle Cronache identifica il paese di Moriah con il colle su cui più tardi sorse il Tempio di Gerusalemme, e gli Israeliti delle epoche successive lessero questa storia alla luce del culto che vi celebravano. Il nome che Abrahamo dà al luogo, Yahweh-Yireh, significa “l’Eterno provvederà”; le storie dei patriarchi fissano spesso il loro punto centrale in un nome. La legge di Israele più tardi condannò senza riserve il sacrificio dei bambini. Il capitolo si chiude con notizie da Nahor, fratello di Abrahamo, rimasto a oriente, la cui famiglia comprende Rebecca, futura moglie di Isacco, e un figlio di nome Uz, forse un antenato di Giobbe.
- Giorno 8
Il sogno di Giacobbe a Bethel
Genesi 28Giacobbe va verso nord, dalla famiglia di sua madre, per trovare moglie all’interno del clan, come aveva già fatto la famiglia di Abrahamo. Isacco lo benedice nel nome di El-Shaddai, tradizionalmente “l’Iddio onnipotente”. La parola ebraica per la “scalinata” (tradizionalmente “scala”) non compare in nessun altro punto della Bibbia; probabilmente ricordava la rampa o la scalinata di una ziggurat, un tempio-torre visto come un collegamento tra cielo e terra. La pietra accanto alla testa di Giacobbe era probabilmente grande, più come riparo che come guanciale. Versare olio su qualcosa lo riservava a un uso sacro, e Bethel (“casa di Dio”) divenne poi un importante luogo santo in Israele.
- Giorno 9
Giuseppe venduto in Egitto
Genesi 37Questo capitolo apre la storia di Giuseppe, un unico racconto continuo che per tono si distingue dalle parti precedenti della Genesi. Giuseppe ha diciassette anni ed è il primo figlio di Rachele, la moglie preferita di Giacobbe. La veste preziosa indicava che il padre intendeva dargli la parte più grande dell’eredità; in tutta la storia i cambi d’abito segnano i cambi di condizione. I sogni erano presi sul serio come messaggi divini, soprattutto se si ripetevano. I fratelli pascolavano i greggi lontano da casa: Sichem dista circa cinquanta miglia a nord di Hebron, e Dotan circa quindici miglia più in là. I mercanti sono chiamati sia Ismaeliti sia Madianiti; “Ismaelita” poteva essere un termine generico per le tribù del deserto.
- Giorno 10
Giacobbe e Giuseppe vengono sepolti
Genesi 50Il corpo di Giacobbe fu imbalsamato all’uso egiziano, e l’Egitto lo pianse settanta giorni, appena due in meno del lutto per un faraone. Giuseppe ebbe bisogno del permesso del Faraone per lasciare il suo incarico e seppellire il padre in Canaan, il suo primo ritorno a casa dopo trentanove anni. L’espressione “nacquero sulle ginocchia di Giuseppe” descrive un gesto simbolico: porre i neonati sulle proprie ginocchia dichiarava che appartenevano alla discendenza di famiglia. Giuseppe chiese che un giorno le sue ossa fossero portate fuori dall’Egitto; secondo il libro di Giosuè furono poi sepolte a Sichem. La sua morte chiude l’età dei patriarchi.
- Giorno 11
Schiavitù in Egitto
Esodo 1Il libro. L’Esodo racconta come gli Israeliti furono liberati dalla schiavitù in Egitto, ricevettero il patto sul monte Sinai e costruirono il Tabernacolo. Secondo la tradizione lo scrisse Mosè, anche se molti studiosi lo mettono in dubbio. Gli eventi sono di solito datati intorno al 1446 a.C. oppure intorno al 1270 a.C. Il nome viene dal greco exodos, “la via d’uscita”.
Dal 1650 al 1550 a.C. circa l’Egitto settentrionale fu governato da invasori semiti chiamati Hyksos; dopo la loro cacciata, i nuovi sovrani potrebbero aver diffidato di tutti i Semiti, Israeliti compresi. Pithom e Raamses sono identificate con località costruite nella tarda età del bronzo. Al nord la pietra scarseggiava, perciò la maggior parte degli edifici era di mattoni seccati al sole, impastati con paglia. L’origine della parola “ebreo” non è chiara.
- Giorno 12
Il pruno ardente
Esodo 3Mosè incontra Dio sul monte qui chiamato Horeb, altrove di solito Sinai; probabilmente i due nomi indicano lo stesso monte. “Ove scorre il latte e il miele” descrive una terra ricca, con pascoli per le mandrie e fiori per le api. Canaan, una stretta fascia tra il Mediterraneo e il deserto arabico, era un crocevia di commerci tra l’Egitto e il resto del Vicino Oriente ed era aspramente contesa. Il nome divino Yahweh è probabilmente una forma del verbo ebraico “essere”. Gli Ebrei di epoca successiva non lo pronunciavano e leggevano invece adonay (“signore”); la sua pronuncia esatta è sconosciuta, e “Geova” è un’unione artificiale delle due parole.
- Giorno 13
La prima Pasqua
Esodo 12Il mese della Pasqua, Abib, chiamato poi con il nome babilonese Nisan, cade tra marzo e aprile, quando molti popoli antichi celebravano feste di primavera. L’issopo, un piccolo arbusto dai rami rigidi e compatti, serviva da pennello. Il pane senza lievito ricordava un popolo che partiva in fretta, e il pasto si consumava vestiti per il viaggio. Gli Ebrei celebrano la Pasqua ancora oggi. La cifra di 600.000 uomini è discussa: può essere letterale o simbolica, oppure l’ebraico elep (“mille”) poteva indicare un’unità militare. Il testo greco e quello samaritano contano i 430 anni a partire dall’epoca di Abrahamo.
- Giorno 14
Il passaggio del mare
Esodo 14Oggi non si conosce la posizione esatta di Pi-Hahiroth, Migdol e Baal-Tsefon, dove Israele si accampò presso il mare. L’Egitto era la maggiore potenza militare del tempo, e il suo carro leggero era l’arma più avanzata: veloce e maneggevole, portava spesso un auriga e un guerriero, e forse per questo il testo menziona dei comandanti. La parola ebraica per la “gloria” di Dio, kabod, porta con sé l’idea di peso e di importanza. L’espressione sulle ruote dei carri egiziani è intesa in modi diversi dalle versioni antiche; forse le ruote leggere si spezzarono nella sabbia profonda dove prima c’era l’acqua.
- Giorno 15
I dieci comandamenti
Esodo 20Il patto del Sinai segue la forma dei trattati dell’antico Vicino Oriente, in cui un grande re fissava le condizioni per un popolo suddito: il nome del re, un richiamo agli eventi passati, le condizioni, una copia scritta, i testimoni, le benedizioni e le maledizioni. Qui l’apertura nomina il Re e ricorda la liberazione dall’Egitto. Altrove il testo ebraico chiama questi comandamenti le “Dieci Parole”. Il verbo del comandamento contro l’omicidio indica l’uccisione illegittima, non ogni genere di uccisione. Gli altari dovevano essere di terra o di pietra non lavorata, senza gradini, forse per distinguere il culto di Israele dai riti cananei.
- Giorno 16
Il vitello d’oro
Esodo 32L’idolo poteva essere un giovane toro, comune simbolo di forza e di fertilità, come le immagini che il popolo aveva conosciuto in Egitto; chiamarlo “vitello” può essere un termine di scherno. Aaronne annunciò una festa per l’Eterno, mescolando l’idolo con il Dio di Israele. La parola ebraica per il “divertirsi” del popolo può avere sfumature sessuali, e il culto della fertilità comprendeva spesso riti di questo genere. Ridurre l’oro in polvere e farla bere al popolo rendeva l’idolo impuro. Spezzare le tavole poteva significare che il patto era stato infranto. I Leviti si schierarono con Mosè.
- Giorno 17
Il giorno dell’espiazione
Levitico 16Il libro. Il Levitico è un libro di istruzioni per il culto di Israele: sacrifici, sacerdozio della tribù di Levi, giorni santi e purità rituale. Secondo la tradizione risale a Mosè. È ambientato ai piedi del monte Sinai, dopo la costruzione del Tabernacolo e prima del viaggio nel deserto, intorno al 1446 a.C. oppure al 1270 a.C.
Il giorno dell’espiazione, il decimo giorno del settimo mese, era il giorno più solenne di Israele e l’unico digiuno prescritto; oggi è celebrato come Yom Kippur. Solo il sommo sacerdote, vestito di semplice lino, entrava nella stanza più interna del santuario, immaginata come la sala del trono di un re. Il significato di Azazel è incerto: forse “il capro che se ne va”, un demone del deserto, “rimozione totale” oppure un dirupo.
- Giorno 18
Dodici esploratori in Canaan
Numeri 13Il libro. Il libro dei Numeri racconta il viaggio di Israele dal monte Sinai, attraverso il deserto, fino alle pianure di Moab, di fronte a Canaan al di là del Giordano, mentre una generazione si spegneva e la successiva cresceva. Il nome viene da due liste di censimento. Secondo la tradizione risale a Mosè, con scribi e redattori successivi. Gli eventi sono datati circa al 1445–1406 a.C. oppure al 1269–1230 a.C.
Gli esploratori percorsero circa 275 miglia, dal deserto di Tsin a sud fino a Lebo-Hamath in Siria. Passarono per Hebron, dove era vissuta la famiglia di Abrahamo; Tsoan, chiamata poi Tanis, era una città famosa del delta egiziano. La prima uva matura arriva a fine luglio o in agosto. Kades è spesso identificata con la sorgente di Ain el-Qudeirat, anche se alcuni studiosi la collocano altrove.
- Giorno 19
Lo Shema
Deuteronomio 6Il libro. Il Deuteronomio è il discorso d’addio di Mosè nelle pianure di Moab, al di là del Giordano di fronte a Gerico, quarant’anni dopo l’Esodo. Ribadisce e amplia il patto del Sinai per un popolo che sta per stabilirsi in Canaan, in una forma simile ai trattati dell’antico Vicino Oriente, soprattutto a quelli ittiti. Secondo la tradizione l’autore è Mosè; l’ambientazione è intorno al 1406 o al 1230 a.C.
Questo capitolo contiene lo Shema, così chiamato dalla sua prima parola ebraica, shema (“ascolta”): la dichiarazione centrale della fede di Israele, recitata ancora oggi nell’ebraismo. La pratica ebraica successiva applicò alla lettera il comando di legare le parole di Dio alla mano e alla fronte con i tefillin (filatteri), piccole scatole contenenti brani della Torah, e il comando sugli stipiti delle porte con la mezuzah, un piccolo astuccio fissato allo stipite.
- Giorno 20
La caduta di Gerico
Giosuè 6Il libro. Il libro di Giosuè racconta come Israele, guidato da Giosuè, successore di Mosè, attraversò il Giordano, conquistò la regione montuosa di Canaan e divise la terra fra le dodici tribù. L’autore è sconosciuto. Gli eventi sono datati circa al 1406–1376 a.C. oppure circa al 1230–1200 a.C., quando Canaan era un mosaico di piccole città-stato, ciascuna con il proprio re.
Gerico, vicino al Giordano, controllava due delle vie principali verso la regione montuosa centrale, perciò doveva essere presa per prima. Il corno di montone (in ebraico shofar) poteva emettere diverse note per dare il segnale della battaglia o del culto, e i guerrieri gridavano per farsi coraggio e spaventare il nemico. La città fu interamente votata a Dio, perciò i suoi metalli andarono al tesoro del santuario.
- Giorno 21
La chiamata di Gedeone
Giudici 6Il libro. Il libro dei Giudici copre il periodo tra Giosuè e i primi re, quando le tribù di Israele non avevano un governo centrale ed erano più volte oppresse dai popoli vicini. Eroi locali, chiamati giudici, le guidavano nei momenti di crisi. L’autore è sconosciuto. Il periodo è datato circa al 1376–1050 a.C. oppure circa al 1200–1050 a.C.
Dei Madianiti, un tempo ritenuti soltanto nomadi, oggi si sa che costruirono città e dominarono parti dell’Arabia e della Transgiordania meridionale. Le loro razzie stagionali potrebbero essere tra le prime testimonianze dell’uso di cammelli in una grande forza militare. Baal era il dio cananeo della tempesta e della fertilità, e Asherah era spesso rappresentata da un albero o da un palo sacro; il padre di Gedeone custodiva il santuario locale di Baal.
- Giorno 22
Rut resta con Naomi
Rut 1Il libro. Rut è un breve racconto del tempo dei giudici, intorno al 1100 a.C., su una vedova moabita che rimane fedele alla suocera israelita e diventa bisnonna del re Davide. L’autore è sconosciuto. A differenza degli eventi violenti dei Giudici, mostra la vita quotidiana di una famiglia e dei campi a Betleem.
Le carestie nella regione montuosa di Israele erano dovute di solito alla siccità, e Moab, a sud-est di Giuda, a volte aveva pioggia quando Giuda non ne aveva. Si pensava che ogni nazione avesse il proprio dio legato al territorio, perciò tornare in Moab significava tornare ai suoi dèi. Naomi chiama Dio shadday (“Onnipotente”), una parola che suggerisce forza e provvidenza. La mietitura dell’orzo cominciava tra la fine di marzo e la metà di aprile.
- Giorno 23
L’Eterno chiama Samuele
1 Samuele 3Il libro. Il Primo libro di Samuele racconta come Israele passò da una libera federazione di tribù guidate dai giudici a un regno, attraverso le storie di Samuele, di Saul e del giovane Davide. L’autore è sconosciuto. Copre gli eventi del 1050–1011 a.C. circa. Nella Bibbia ebraica il Primo e il Secondo libro di Samuele erano in origine un unico libro.
Samuele serviva da ragazzo nel santuario di Sciloh, dove era custodita l’Arca del patto. I sacerdoti dovevano tenere accesa la lampada del santuario per tutta la notte. Chiamare un nome due volte segna un momento solenne, come per Abrahamo e Mosè. Alla fine Samuele è riconosciuto profeta “da Dan fino a Beer-Sceba”, l’espressione tradizionale per indicare tutto il paese, da nord a sud.
- Giorno 24
Davide e Goliath
1 Samuele 17Gli eserciti si fronteggiavano ai due lati della valle di Ela (la “valle dei terebinti”), una valle fertile circa quindici miglia a sud-ovest di Betleem, sulla strada verso la terra dei Filistei. Nelle guerre antiche le due parti lasciavano talvolta che fossero dei campioni scelti a decidere la battaglia, per limitare le perdite. Goliath veniva da Gath, una delle cinque città filistee. La fionda era una tasca di cuoio legata a due corde; fatta roteare e poi lasciata andare, scagliava una pietra con forza mortale, e la usavano anche i soldati. Goliath maledisse Davide per i suoi dèi; il principale dio filisteo era Dagon. Gerusalemme non era ancora una città israelita.
- Giorno 25
Davide conquista Gerusalemme
2 Samuele 5Il libro. Il Secondo libro di Samuele racconta il regno di Davide dopo la morte di Saul: la guerra civile, l’unificazione delle tribù, le guerre con i vicini e i problemi nella sua stessa famiglia. L’autore è sconosciuto. Copre il periodo 1011–971 a.C. circa. Nella Bibbia ebraica formava un unico libro con il Primo libro di Samuele.
Gerusalemme, in mano ai Gebusei, era allora una piccola città fortificata di forse nove-dodici acri. Al confine tra Giuda e le tribù del nord, era una capitale neutrale e centrale, con difese naturali e una riserva d’acqua. Come Davide l’abbia conquistata è discusso: una parola rara, spesso tradotta “canale”, potrebbe indicare un pozzo verticale oppure avere un senso figurato. La valle dei Refaim si trova tra Betleem e Gerusalemme.
- Giorno 26
La promessa di Dio a Davide
2 Samuele 7Davide, che ora abitava in un palazzo di pietra rivestito di cedro, voleva costruire un tempio stabile per l’Arca, ancora custodita sotto una tenda. Fino ad allora il luogo di culto era stato il Tabernacolo, un santuario-tenda trasportabile. Il capitolo gioca sulla parola “casa”: Davide desiderava costruire a Dio una casa (un tempio), ma Dio promette a Davide una casa (una dinastia di re). Nell’antico Vicino Oriente i re erano spesso chiamati pastori, cosa adatta a Davide, che era stato pastore. Il profeta Nathan compare qui per la prima delle tre volte nella storia di Davide. Salomone, figlio di Davide, avrebbe poi costruito il Tempio.
- Giorno 27
Salomone dedica il Tempio
1 Re 8Il libro. Il Primo libro dei Re segue il regno di Salomone, la divisione del suo regno dopo la sua morte nel 931 a.C. in Israele al nord e Giuda al sud, e i re successivi fino ad Achab. L’autore è sconosciuto. Copre il periodo 973–853 a.C. circa, quando le antiche potenze d’Egitto, d’Assiria e degli Ittiti erano deboli.
A quanto pare Salomone attese quasi un anno dopo il completamento del Tempio perché la dedicazione cadesse nella festa delle Capanne, la festa autunnale del raccolto. I sacerdoti portarono dentro l’Arca, fino ad allora custodita sotto una tenda, con le sue stanghe, come prescriveva la legge. Salomone pregò con le mani alzate verso il cielo. La folla veniva da Lebo-Hamath, a nord, fino al torrente d’Egitto (Wadi al-Arish), a sud.
- Giorno 28
Il regno si divide
1 Re 12Dopo la morte di Salomone suo figlio Roboamo, che regnò dal 931 al 913 a.C., andò a Sichem, antico centro politico e religioso delle tribù del nord, per esservi riconosciuto re. Il nord chiedeva di essere alleggerito dai lavori forzati e dalle pesanti tasse di Salomone. Gli “scorpioni” indicano probabilmente una frusta con punte o chiodi. Roboamo mandò Adoniram, sovrintendente ai lavori forzati, e questi fu lapidato. Il nuovo re del nord, Geroboamo, eresse vitelli d’oro a Bethel, nel sud del suo regno, e a Dan, all’estremo nord, entrambi luoghi di lunga tradizione religiosa; gli scavi a Dan hanno portato alla luce la piattaforma di un santuario, o “alto luogo”.
- Giorno 29
Elia sul monte Carmel
1 Re 18Durante la siccità Achab cercava erba per tenere in vita i suoi cavalli, e i cavalli contavano: un’iscrizione del re assiro Salmaneser III afferma che Achab portò circa 2.000 carri alla battaglia di Qarqar nell’853 a.C. Il monte Carmel, una dorsale che arriva fino alla costa del Mediterraneo, era noto per il culto cananeo, e Baal era il dio cananeo della tempesta, il presunto datore della pioggia. La parola ebraica per l’“esitare” del popolo significa zoppicare, forse alludendo anche alla danza dei profeti di Baal. Gli scherni di Elia si fanno beffe di dèi immaginati con bisogni umani. Izreel distava circa diciassette miglia dal Carmel.
- Giorno 30
Naaman viene guarito
2 Re 5Il libro. Il Secondo libro dei Re prosegue la storia dei due regni, Israele al nord e Giuda al sud, dall’853 a.C. circa fino alla caduta di Samaria nel 722 a.C. e di Gerusalemme nel 586 a.C. L’autore è sconosciuto. I primi capitoli ruotano intorno al profeta Eliseo.
Naaman guidava l’esercito di Aram, vicino e frequente nemico di Israele. La sua “lebbra” probabilmente non era l’odierno morbo di Hansen, ma un’altra grave malattia della pelle, dato che si muoveva liberamente nella società. Si credeva che un dio fosse legato al suolo della sua terra, perciò Naaman chiede della terra israelita. Rimmon era Ramman (“colui che tuona”), il dio arameo della tempesta; la grafia ebraica significa “melograno”, forse un gioco di parole beffardo.
- Giorno 31
La caduta di Samaria
2 Re 17Hosea, l’ultimo re di Israele, cominciò a regnare intorno al 732 a.C. come vassallo dell’Assiria. Quando Salmaneser V salì al trono assiro nel 726 a.C., Hosea smise di pagare il tributo e chiese aiuto all’Egitto. Il re egiziano chiamato So è difficile da identificare; gli studiosi propongono Osorkon IV, Piankhy oppure la città di Sais. Samaria cadde nel 722 a.C., anche se Sargon II, il re successivo, ne rivendicò a sua volta la conquista. L’Assiria deportò gli Israeliti a Halah, a Gozan e lungo il fiume Habor, dove i documenti assiri riportano nomi israeliti, e insediò altri popoli nella nuova provincia di Samaria. Questi nuovi arrivati aggiunsero il culto del Dio di Israele a quello dei propri dèi, come Nergal.
- Giorno 32
Gerusalemme cade in mano a Babilonia
2 Re 25I Babilonesi costruirono terrapieni d’assedio contro Gerusalemme e aprirono una breccia nelle sue mura. Il re Sedechia fuggì di notte verso la valle del Giordano, ma fu catturato e condotto a Ribla, il quartier generale da campo di Nebucadnetsar, dove fu accecato, una pena comune per i sovrani ribelli. Nebuzaradan, un funzionario nominato anche in un’iscrizione babilonese, incendiò gli edifici principali, abbatté le mura e portò a Babilonia il bronzo del Tempio. Restarono solo i più poveri, a coltivare la terra. Ghedalia, di una famiglia di funzionari reali, divenne governatore a Mitspa; un’impronta di sigillo trovata a Lakis conferma il suo alto incarico. Dopo il suo assassinio molti fuggirono in Egitto. I documenti babilonesi elencano le razioni di cibo date al re Joiakin in esilio.
- Giorno 33
L’editto di Ciro
Esdra 1Il libro. Il libro di Esdra racconta come gli esuli giudei tornarono da Babilonia a Gerusalemme sotto il dominio persiano, ricostruirono il Tempio e lottarono per conservare la propria identità tra vicini dalla religione mescolata. Secondo la tradizione fu scritto dallo scriba Esdra. Copre il periodo dal 538 al 457 a.C. circa, dal primo ritorno fino all’arrivo di Esdra stesso a Gerusalemme.
Ciro II di Persia conquistò Babilonia nel 539 a.C. A differenza degli Assiri e dei Babilonesi, che disperdevano i popoli vinti, i Persiani lasciavano tornare a casa gli esuli, aspettandosi in cambio lealtà e tasse. Ciro fece una dichiarazione simile ai Babilonesi a proposito del loro dio Marduk. Molti Giudei rimasero a Babilonia e aiutarono quelli che partivano. Sceshbatsar, il governatore nominato dai Persiani, riportò gli arredi del Tempio che Nebucadnetsar aveva preso.
- Giorno 34
L’ispezione notturna di Neemia
Neemia 2Il libro. Il libro di Neemia racconta come il coppiere del re di Persia venne a Gerusalemme per ricostruirne le mura nonostante l’opposizione locale, e affrontò anche problemi economici e religiosi. Secondo la tradizione il libro fu scritto da Esdra. Copre il periodo dal 445 a.C. circa fino a dopo il 432 a.C., dal ventesimo al trentaduesimo anno di Artaserse I.
Un servitore del re non doveva mai mostrarsi triste davanti a lui, e Artaserse in precedenza aveva fermato la ricostruzione di Gerusalemme: per questo Neemia ebbe paura. Il re potrebbe aver visto nel progetto un modo per tenere sotto controllo una provincia irrequieta. Samballat, il principale oppositore, veniva probabilmente da Beth-Horon, a nord-ovest di Gerusalemme; un documento trovato in Egitto mostra che più tardi governò la Samaria. Neemia ispezionò di nascosto, di notte, le mura meridionali.
- Giorno 35
La scelta rischiosa di Ester
Ester 4Il libro. Il libro di Ester è ambientato a Susa, la capitale persiana, sotto il re Serse (Assuero, 486–465 a.C.), fra i Giudei rimasti in Oriente dopo che altri erano tornati in Giudea. Una donna giudea diventa regina e contribuisce a salvare il suo popolo dallo sterminio; il libro spiega l’origine della festa di Purim. L’autore è sconosciuto.
Il lutto pubblico di Mardocheo esprimeva un dolore estremo, e nessuno vestito a lutto poteva varcare la porta del palazzo. Secondo le regole di corte chiunque si presentasse al re senza essere chiamato poteva essere messo a morte, ed Ester non era stata chiamata da trenta giorni. Chiese ai Giudei di digiunare tre giorni senza cibo né acqua, più a lungo del consueto digiuno di un giorno. In questo capitolo Dio non viene nominato.
- Giorno 36
Giobbe e le sue perdite
Giobbe 1Il libro. Il libro di Giobbe è una riflessione poetica sulla sofferenza che mette in discussione la convinzione che la bontà porti sempre prosperità. Autore e data sono sconosciuti. La storia è ambientata in epoca antica, nell’età dei patriarchi, forse in Edom: la ricchezza di Giobbe consiste in greggi e servi, egli offre sacrifici per la propria famiglia e la sua vita è molto lunga.
Le parole d’apertura del racconto possono introdurre sia una parabola sia una storia vera. Il paese di Uz si trovava a est del Giordano, in Edom a sud oppure in Aram a nord, quindi Giobbe non era israelita. Numeri tondi come il sette e il tre suggeriscono una benedizione completa. I Sabei erano allora predoni del deserto. Stracciarsi la veste e radersi il capo erano segni comuni di dolore.
- Giorno 37
L’Eterno risponde dalla tempesta
Giobbe 38Dopo il lungo dibattito con gli amici, Dio finalmente risponde a Giobbe, parlando dal turbine; nell’Antico Testamento le tempeste accompagnano spesso la presenza di Dio. Egli pone una lunga serie di domande sulla natura. Le stelle del mattino cantano come persone accanto agli esseri celesti. Il mare è raffigurato come una creatura pericolosa rinchiusa dietro porte. La neve e la grandine attendono in depositi celesti, e il vento d’oriente soffia caldo dal deserto. Due parole spesso tradotte “cuore” e “mente” potrebbero invece significare “ibis” e “gallo”: gli Egiziani credevano che l’ibis sapesse quando il Nilo sarebbe straripato, e i rabbini di epoca successiva pensavano che il gallo potesse prevedere la pioggia.
- Giorno 38
Due vie di vita
Salmi 1Il libro. Il libro dei Salmi è una raccolta di canti e preghiere usati nel culto di Israele: lode, lamento, ringraziamento e sapienza. Quasi la metà è collegata a Davide; altri vengono da autori diversi. I poeti li scrissero nel corso di molti secoli, e i redattori riunirono gradualmente raccolte più piccole in cinque libri, un processo probabilmente concluso dopo l’esilio babilonese.
I Salmi 1 e 2 furono posti all’inizio per introdurre l’intero libro. Il Salmo 1 è un salmo sapienziale che mette a confronto due vie di vita. La sua prima parola, l’ebraico ashrey (quanto è felice), compare ventisei volte nei Salmi; è diversa da barak, la parola consueta per la benedizione. La parola torah significa istruzione o insegnamento, non soltanto legge. Un albero ben irrigato e fruttuoso è contrapposto alla pula portata via dal vento.
- Giorno 39
L’Eterno come pastore
Salmi 23Nell’antico Vicino Oriente re e governanti erano comunemente chiamati pastori del loro popolo, perciò questo salmo attinge a un’immagine familiare. Il pastore lasciava riposare le pecore dopo che si erano saziate e cercava ruscelli tranquilli, perché le pecore bevono solo da acque calme. Il bastone e la verga erano strumenti per scacciare gli animali selvatici e altri pericoli. La scena passa poi a un banchetto. Il padrone di casa onorava e ristorava gli ospiti ungendo loro il capo con olio, e qui i nemici possono soltanto guardare. I Salmi dal 23 al 28 condividono i temi della guida, della bontà di Dio e del vivere nella casa di Dio.
- Giorno 40
Preghiera per un cuore puro
Salmi 51Questo lamento confessa una colpa e chiede misericordia. La sua intestazione lo collega a Davide dopo i fatti narrati in 2 Samuele 11. Quando il salmista dice di aver peccato contro Dio solo, si tratta di una forte figura retorica, dato che anche altri erano stati danneggiati. L’issopo era una piccola pianta usata per aspergere nei riti di purificazione, come nella prima Pasqua. L’espressione sullo spargimento di sangue può indicare qualsiasi grave ingiustizia, non soltanto l’omicidio. Le righe finali sulla ricostruzione delle mura di Gerusalemme furono probabilmente aggiunte dopo l’esilio, quando l’intera comunità pregava questo salmo come proprio.
- Giorno 41
Presso i fiumi di Babilonia
Salmi 137Questo salmo viene dall’esilio babilonese, dopo la distruzione di Gerusalemme. I canti di Gerusalemme erano legati alle gioie della vita nella propria terra, perciò quando i deportatori pretesero che gli esuli li cantassero, il dolore lo rese impossibile, ed essi appesero le cetre agli alberi. Il salmista giura di non dimenticare mai Gerusalemme. Le amare righe finali sono rivolte contro Edom, vicino e antico rivale di Giuda. Negli ultimi giorni di Giuda gli Edomiti consegnarono i Giudei ai Babilonesi e gioirono per la caduta di Gerusalemme. Una simile preghiera di vendetta si chiama imprecazione; anche i lettori antichi la trovavano sconvolgente.
- Giorno 42
La prima lezione del padre
Proverbi 1Il libro. Il libro dei Proverbi è la raccolta dell’antico Israele di detti sapienti, consigli e avvertimenti per la vita di ogni giorno. Molti detti sono attribuiti a Salomone, ma sono nominati anche altri autori. Il libro fu scritto e raccolto nel corso di diversi secoli, dal regno di Salomone (971–931 a.C.) almeno fino a quello di Ezechia (728–686 a.C.). Gran parte si rivolge a un giovane che si affaccia alla vita.
Come in altri scritti sapienziali dell’antico Vicino Oriente, i capitoli iniziali sono l’insegnamento di un padre al figlio. L’ebraico khidoth indica enigmi che richiedono un’interpretazione. La sapienza è raffigurata come una donna che chiama per le strade; la parola ebraica per sapienza, khokmah, è femminile. Tre tipi di persone le resistono: gli sciocchi (pethim), gli stolti (kesilim) e gli schernitori (latsonim). Sheol è il nome ebraico del luogo dei morti.
- Giorno 43
Un tempo per ogni cosa
Ecclesiaste 3Il libro. L’Ecclesiaste riflette sul senso della vita e sul goderla. Chi parla, il Maestro (in ebraico Qoheleth, colui che raduna un’assemblea), è descritto come re e figlio di Davide, il che rimanda a Salomone; un redattore incornicia le sue parole. Il libro è tradizionalmente datato al regno di Salomone (971–931 a.C.). La sua parola chiave, hebel, significa vapore o soffio.
Una famosa poesia elenca coppie di attività opposte, ciascuna con il suo tempo. La semina e il raccolto seguivano le stagioni naturali. Nell’antico Israele un tempo per uccidere voleva dire la guerra e la pena capitale, e stracciarsi le vesti era un segno comune di lutto. Il tribunale menzionato più avanti è letteralmente “il luogo del giudizio”: le cause locali erano giudicate dagli anziani alle porte della città.
- Giorno 44
La visione di Isaia nel Tempio
Isaia 6Il libro. Il libro di Isaia raccoglie i messaggi del profeta Isaia, tradizionalmente considerato il suo autore, che parlò a Gerusalemme dal 740 al 685 a.C. circa. Avverte Giuda del giudizio imminente e offre speranza a un residuo che sopravvivrà. Lo sfondo è l’ascesa dell’Assiria, che conquistò il regno settentrionale di Israele e minacciò Giuda.
Quando morì il re Uzzia, intorno al 740 a.C., l’Assiria era di nuovo in espansione. Gli studiosi discutono se questa visione sia stata la prima chiamata di Isaia, collocata qui per ragioni letterarie, oppure un incarico successivo. I serafini sono esseri celesti che compaiono solo qui; il loro nome potrebbe essere legato al fuoco. Il grido dei serafini in ebraico non ha verbo, perciò può voler dire che la terra è piena della gloria di Dio ora, oppure che lo sarà.
- Giorno 45
Conforto per gli esuli
Isaia 40Questo capitolo apre l’ultima grande parte di Isaia, i capitoli dal 40 al 66, che hanno come sfondo l’esilio babilonese. L’immagine di una strada nel deserto rovescia il capitolo 35, dove è la gente a viaggiare verso Sion; qui è l’Eterno che viene verso il suo popolo. Il Libano era apprezzato per le sue foreste e la sua fauna. La parola tradotta “tutta la terra” significa letteralmente coste o isole. La poesia si fa beffe degli idoli che vanno costruiti con cura perché non cadano. Babilonesi ed Egiziani credevano comunemente che il sole, la luna e le stelle fossero dèi; questo capitolo li presenta come cose create. L’immagine di chi s’alza a volo come aquile richiama l’Esodo.
- Giorno 46
Il servo sofferente
Isaia 53Questa poesia sul servo dell’Eterno comincia verso la fine del capitolo 52. Gli interpreti discutono su chi parli qui: un residuo fedele di Israele, oppure il profeta insieme al suo popolo. Il servo è raffigurato come un fragile germoglio in un terreno arido, senza splendore regale. Essere schiacciati, percossi e flagellati erano pene per i delitti. L’ebraico shalom, spesso tradotto “pace”, indica l’integrità del corpo, della mente e delle relazioni. In Israele morire nel mezzo della vita era visto come segno di giudizio, mentre una numerosa discendenza e una lunga vita erano la ricompensa di una vita saggia. Il verso sulla sepoltura dice letteralmente “con il ricco nella sua morte”.
- Giorno 47
La chiamata di Geremia
Geremia 1Il libro. Il libro di Geremia raccoglie i messaggi del profeta che avvertì Giuda della distruzione imminente nei suoi ultimi decenni. Il contenuto viene da Geremia stesso e fu forse messo per iscritto dal suo scriba Baruc. Copre il periodo dal 627 al 580 a.C. circa: gli ultimi anni del regno, la distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e i primi anni dell’esilio.
Geremia era probabilmente un adolescente quando fu chiamato. L’elenco iniziale dei re tralascia Joachaz e Joiakin, che regnarono ciascuno meno di tre mesi. Il ramo di mandorlo è un gioco di parole ebraico: il mandorlo (shaqed), il primo albero a fiorire, suona come “vegliare” (shoqed). Babilonia si trovava esattamente a est di Giuda, ma a causa del deserto che le separava i suoi eserciti arrivavano da nord.
- Giorno 48
Una lettera agli esuli
Geremia 29Questa lettera fu inviata ai Giudei deportati a Babilonia nel 597 a.C. Poiché gli esuli vivevano in insediamenti sparsi, probabilmente fu letta ad alta voce da un luogo all’altro. Contro i profeti che promettevano un ritorno rapido, Geremia disse agli esuli di costruire case, piantare giardini, crescere famiglie e cercare il bene delle città babilonesi in cui vivevano, perché l’esilio sarebbe durato settant’anni, come aveva già detto. Due profeti tra gli esuli sono indicati per nome come bugiardi. Un profeta a Babilonia di nome Scemaia scrisse poi al sacerdote Sofonia a Gerusalemme, sollecitandolo ad agire contro Geremia. Sofonia mostrò la lettera a Geremia, che rispose per iscritto: i messaggi viaggiavano così in entrambe le direzioni.
- Giorno 49
Gerusalemme, la città solitaria
Lamentazioni 1Il libro. Le Lamentazioni sono una raccolta di cinque poesie che piangono la distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, intorno al 586 a.C. L’autore non è nominato; probabilmente è Geremia. Le prime quattro poesie sono acrostici: ogni strofa comincia con la lettera successiva dell’alfabeto ebraico di ventidue lettere, una caratteristica che si perde nella traduzione.
Gerusalemme è raffigurata come una principessa diventata schiava. I suoi “amanti” erano probabilmente gli dèi della fertilità Baal e Asherah, e i suoi “amici” erano alleati come l’Egitto, che non la aiutarono. La gente fu deportata in diverse ondate: nel 605, nel 597, nel 586 e nel 581 a.C. Sion è un nome poetico di Gerusalemme. L’assedio durò dal gennaio 588 al luglio 586 a.C., e molti morirono di fame.
- Giorno 50
La valle delle ossa secche
Ezechiele 37Il libro. Ezechiele fu deportato a Babilonia con altri notabili di Giuda nel 597 a.C. e vi cominciò ad avere visioni nel 593 a.C., all’età di trent’anni. Il suo libro, datato dal 593 al 571 a.C. circa, avverte del giudizio prima della caduta di Gerusalemme nel 586 a.C. e offre speranza di restaurazione dopo di essa.
Le ossa sparse e completamente secche raffigurano gli esuli, che sentivano morta la loro speranza. La parola ebraica ruach può significare soffio, vento o spirito, e il capitolo gioca su tutti e tre i sensi. La seconda metà è un’azione simbolica: il profeta unisce due legni in uno per raffigurare la riunione del regno del nord e di quello del sud, che si erano separati dopo la morte di Salomone.
- Giorno 51
Daniele alla corte di Babilonia
Daniele 1Il libro. Il libro di Daniele racconta di prigionieri giudei al servizio della corte reale di Babilonia e riporta visioni sul futuro. Secondo la tradizione fu scritto da Daniele stesso; gli studiosi non concordano su quando il libro abbia assunto la sua forma finale. Le sue storie coprono il periodo dal 605 al 535 a.C. circa, dai primi esuli fino al tempo dell’editto di Ciro che permise ai Giudei di tornare.
Nel 605 a.C. Nebucadnetsar portò a Babilonia dei giovani della famiglia reale di Giuda. L’ebraico saris, spesso “eunuco”, qui indica probabilmente alti funzionari. La loro formazione comprendeva la vasta letteratura di Babilonia, in una lingua straniera. I loro nuovi nomi onoravano divinità babilonesi: Daniele (Dio è il mio giudice) divenne Beltsatsar (Bel protegga la sua vita). Il cibo del re poteva comprendere carne di maiale ed essere stato offerto agli idoli.
- Giorno 52
Daniele nella fossa dei leoni
Daniele 6I funzionari delle province riferivano a tre amministratori principali, che dovevano proteggere il re dalle ribellioni. Daniele, che aveva allora circa ottant’anni, stava per essere posto a capo dell’intero impero. I decreti reali persiani erano noti per essere irrevocabili, come mostra anche il libro di Ester. Daniele pregava rivolto verso Gerusalemme, anche se il Tempio era in rovina. Sigillare la fossa con il sigillo del re e con quelli dei nobili significava che nessuno poteva aprirla di nascosto. L’ultima riga si può anche leggere “Dario, cioè Ciro il Persiano”, perché “e” ha spesso questo senso in aramaico, la lingua di questa parte di Daniele; molti pensano che i due nomi indichino un solo uomo.
- Giorno 53
Dio come un genitore amorevole
Osea 11Il libro. Osea predicò nel regno settentrionale di Israele dal 760 a.C. circa fino a poco prima che l’Assiria lo distruggesse nel 722 a.C. Cominciò verso la fine del prospero regno di Geroboamo II; nei tre decenni successivi regnarono sei re, quattro dei quali assassinati. Il suo matrimonio con una moglie infedele, Gomer, raffigura il culto di Israele per gli dèi cananei.
La poesia raffigura Dio come un genitore che insegna a camminare a un bambino piccolo, Israele, fin dal tempo dell’Esodo. Secondo la legge un figlio ribelle poteva essere messo a morte. Adma e Tseboim erano città vicine a Sodoma e Gomorra, distrutte insieme a loro. Nel pensiero ebraico il cuore è il centro del pensiero e della volontà, non soltanto dei sentimenti. L’immagine dell’Eterno che ruggisce come un leone compare anche in Amos.
- Giorno 54
Scorra il diritto
Amos 5Il libro. Amos, pastore di Tekoa in Giuda e non profeta di professione, andò al nord a predicare presso il santuario di Bethel intorno al 755 a.C., sotto Geroboamo II. In un tempo di prosperità i ricchi si arricchivano mentre i poveri erano oppressi, e il culto dell’Eterno si mescolava a quello degli dèi locali.
Il capitolo si apre con una qinah, un canto funebre ebraico dal ritmo 3+2, come se Israele fosse già morto. Bethel, Ghilgal e Beer-Sceba erano santuari legati ai patriarchi; il verso su Ghilgal in ebraico è un gioco di suoni. I contadini costruivano con mattoni di fango, perciò le case di pietra squadrata contraddistinguevano i ricchi. I popoli vicini adoravano le Pleiadi e Orione come dèi. I torrenti stagionali delle zone aride avevano acqua solo nella stagione delle piogge.
- Giorno 55
Ninive ascolta
Giona 3Il libro. Il libro di Giona racconta di un profeta del regno settentrionale di Israele mandato ad avvertire Ninive, una grande città dell’Assiria. L’autore è sconosciuto. La storia è ambientata intorno al 755 a.C., durante il regno di Geroboamo II, quando la potenza assira si era temporaneamente indebolita. L’Assiria distrusse poi Israele nel 722 a.C., e Babilonia distrusse Ninive nel 612 a.C.
Ninive era una città chiave dell’impero assiro. L’osservazione che ci volessero tre giorni per visitarla tutta può indicare il tempo che servì a Giona per diffondere il suo messaggio, oppure può includere i villaggi circostanti. Digiunare e sedere nel sacco e nella cenere erano segni di lutto, e sembra che gli Assiri avessero usanze simili. Includere gli animali nel digiuno indicava un’emergenza totale.
- Giorno 56
Ciò che l’Eterno richiede
Michea 6Il libro. Michea profetizzò in Giuda sotto i re Jotham, Achaz ed Ezechia, dal 735 al 686 a.C. circa, mentre l’Assiria distruggeva il regno del nord e minacciava Gerusalemme. Condannò la corruzione e l’oppressione dei poveri sia a Samaria sia a Gerusalemme, e parlò anche di una futura restaurazione.
Il capitolo ha la forma di una causa in tribunale. I monti e i colli sono chiamati come testimoni, come lo erano gli dèi in altri trattati dell’antico Vicino Oriente. Sittim (il “boschetto di acacie”), a est del Giordano, fu l’ultimo accampamento di Israele prima di passare a Ghilgal. Le parole ebraiche chiave sono mishpat (giustizia) e khesed (amore fedele). Omri e Achab fondarono una dinastia del nord (885–841 a.C.).
- Giorno 57
Ricostruite la casa
Aggeo 1Il libro. Il libro di Aggeo contiene quattro messaggi pronunciati a Gerusalemme nel 520 a.C., il secondo anno del re persiano Dario I. Sono tra le profezie datate con più precisione dell’Antico Testamento. Quasi vent’anni dopo il ritorno dei primi esuli il Tempio era ancora in rovina. Aggeo esortò il popolo a ricostruirlo; fu completato nel 515 a.C.
Zorobabele era il governatore di Giuda nominato dai Persiani, e Giosuè (Jeshua) il sommo sacerdote. La siccità e i raccolti falliti avevano indebolito l’economia di Giuda. Le case rivestite di legno del popolo contrastavano con il Tempio in rovina. Gli alberi del luogo non bastavano per i lavori di costruzione. In ebraico “siccità” (khoreb) richiama “rovine” (khareb).
- Giorno 58
Il fuoco del fonditore
Malachia 3Il libro. Malachia predicò ai Giudei della provincia persiana di Giudea, probabilmente nel V secolo a.C., dopo la ricostruzione del Tempio. I sacerdoti erano negligenti, il culto era tiepido e molti sentivano che Dio li aveva delusi. Il libro è costruito come una serie di dispute tra Dio e il popolo.
In ebraico “il mio messaggero” è malaki, come il nome di Malachia. Le immagini del fuoco e della soda vengono dalla raffinazione dei metalli e dal bucato; la soda forte era un detergente alcalino ricavato dalle piante. Gli stregoni praticavano la magia o la divinazione a scopo di lucro. Un “libro di ricordo” richiama l’usanza persiana di registrare nomi ed eventi. La decima era un decimo del raccolto e del bestiame, data per i Leviti e i sacerdoti e, ogni tre anni, per i poveri; ai giorni di Malachia veniva portata nei magazzini del Tempio.
- Giorno 59
Magi d’Oriente
Matteo 2Il libro. Il Vangelo di Matteo è uno dei quattro Vangeli, che narrano la vita, l’insegnamento, la morte e la risurrezione di Gesù. Secondo la tradizione fu scritto da Matteo, chiamato anche Levi, uno dei dodici apostoli; probabilmente risale a un periodo tra il 65 e l’80 d.C. Sembra scritto per cristiani di origine ebraica che cercavano di capire come la loro fede si rapportasse all’ebraismo.
I magi osservavano le stelle, perciò erano probabilmente astrologi, forse della Babilonia, dove vivevano molti Giudei. Erode il Grande governò la Galilea, la Giudea e la Samaria (37–4 a.C.) come fedele alleato di Roma, famoso per le sue costruzioni e per l’uccisione di membri della propria famiglia. La tradizione conta tre magi in base ai tre doni; il testo non ne indica il numero. Dopo la morte di Erode il suo regno fu diviso tra i suoi figli.
- Giorno 60
Comincia il Sermone sul monte
Matteo 5Il Sermone sul monte è il primo dei cinque lunghi blocchi di insegnamento in Matteo. L’espressione “saranno consolati” usa una forma passiva, un modo ebraico di parlare delle azioni di Dio senza nominarlo. “La terra” si può anche tradurre “il paese”, richiamando la terra promessa ad Abrahamo. Il sale serviva a conservare il cibo, a insaporirlo e a stringere i patti. Raca è un insulto aramaico che significa all’incirca “testa vuota”. La parola per l’inferno, Geenna, viene da una valle fuori Gerusalemme dove alcuni re di Giuda avevano offerto sacrifici umani col fuoco. I lavori forzati per i soldati romani erano un aspetto umiliante dell’occupazione.
- Giorno 61
Parabole presso il lago
Matteo 13È il terzo grande blocco di insegnamento in Matteo. Gesù insegna in parabole (in greco parabole, un paragone): brevi racconti che accostano una scena di vita quotidiana a una verità sul Regno di Dio. Una parabola ruota di solito attorno a un solo punto centrale, perciò non ogni dettaglio deve avere un significato nascosto. La zizzania in mezzo al grano era probabilmente il loglio, che somiglia quasi del tutto al grano finché non matura; seminarlo nel campo di un altro era un reato punibile. Si seppellivano oggetti di valore nei campi per nasconderli a ladri ed eserciti. A Nazaret Gesù è conosciuto come figlio di un artigiano, una parola per chi lavorava il legno, il metallo o la pietra.
- Giorno 62
Il principio della buona notizia
Marco 1Il libro. Il Vangelo di Marco è generalmente considerato il più antico dei Vangeli. Secondo un’antica tradizione della chiesa, Giovanni Marco mise per iscritto i ricordi dell’apostolo Pietro su richiesta della chiesa di Roma, dopo la morte di Pietro. Fu scritto probabilmente verso la fine degli anni 60 d.C., mentre i cristiani affrontavano la persecuzione e si avvicinava la distruzione di Gerusalemme.
Messia (in ebraico mashiakh) e Cristo (in greco christos) significano entrambi unto; re, sacerdoti e profeti venivano unti con olio. Giovanni Battista opera nel deserto vicino al Giordano, a nord del Mar Morto, vestito come il profeta Elia e nutrendosi di locuste, che la Legge permetteva come cibo. La Galilea, governata da Erode Antipa, misurava circa 40 miglia per 25 (65 per 40 km). La lebbra comprendeva molte malattie della pelle e comportava l’esclusione.
- Giorno 63
Davanti a Pilato e sul Golgota
Marco 15I processi romani cominciavano di solito all’alba. Il consiglio supremo giudaico non poteva eseguire una condanna a morte, perciò condusse Gesù da Ponzio Pilato, governatore romano della Giudea dal 26 al 36 d.C., che di solito risiedeva a Cesarea ma veniva a Gerusalemme per la Pasqua. La flagellazione con strisce di cuoio munite di punte di metallo o d’osso precedeva la crocifissione e poteva essa stessa uccidere. Il condannato portava di solito la trave orizzontale; Simone veniva da Cirene, nell’Africa settentrionale. Golgota in aramaico significa Luogo del Teschio (in latino calvaria, da cui Calvario) e si trovava fuori dalle mura della città. Il grido di Gesù Eloì è aramaico, e il suo suono fece pensare ad alcuni che chiamasse Elia.
- Giorno 64
Nato a Betleem
Luca 2Il libro. Il Vangelo di Luca, che prosegue negli Atti, si propone di dare un resoconto accurato e ordinato della vita di Gesù. Secondo la tradizione l’autore è Luca, medico e compagno occasionale di Paolo. Può risalire al 59–63 d.C. circa, durante la prigionia di Paolo a Roma, oppure al 70–90 d.C., attingendo a Marco. Si apre con un prologo formale in stile greco-romano.
Augusto governò Roma dal 27 a.C. al 14 d.C.; un censimento registrava le persone ai fini delle tasse. Gesù nacque intorno al 6–4 a.C., prima della morte di Erode il Grande. Betleem era un piccolo villaggio cinque miglia a sud di Gerusalemme. La parola spesso resa “albergo” indica più probabilmente una stanza per gli ospiti o un ricovero per i viaggiatori. L’offerta di due uccelli fatta dalla famiglia era quella che la Legge stabiliva per le famiglie povere dopo un parto.
- Giorno 65
Perduto e ritrovato
Luca 15I pubblicani erano disprezzati come agenti di Roma noti per la loro corruzione. Cento pecore erano un gregge medio per un pastore di modeste condizioni. Le dieci monete d’argento potevano far parte della dote di una donna, e le case erano buie, con pavimenti di terra o di pietra. Per un figlio, chiedere l’eredità in anticipo era un’offesa profonda, e perdere i beni di famiglia tra i pagani in un paese lontano era un disonore. I maiali erano animali impuri secondo la legge ebraica. Un capofamiglia dignitoso non correva. La veste migliore, l’anello e il vitello ingrassato indicano che il figlio è un membro onorato della casa.
- Giorno 66
La strada di Emmaus
Luca 24L’ingresso del sepolcro era probabilmente chiuso da una grande pietra rotonda fatta scorrere in una scanalatura. Gesù risuscitò il terzo giorno secondo il modo abituale di contare, con il venerdì come primo giorno. Cleopa e il suo compagno, forse sua moglie, non sono altrimenti noti; probabilmente tornavano a casa dopo la Pasqua. I Romani crocifiggevano le persone in luoghi pubblici affollati, come monito, perciò sembrava impossibile che un pellegrino non ne avesse sentito parlare. L’ospitalità mediorientale imponeva di offrire a uno straniero cibo e alloggio per la notte. La Legge, i Profeti e i Salmi indicano le tre sezioni delle Scritture ebraiche. In seguito i discepoli continuarono a frequentare il Tempio da Giudei.
- Giorno 67
La Parola e la testimonianza di Giovanni
Giovanni 1Il libro. Il Vangelo di Giovanni, il quarto Vangelo, fu scritto perché i lettori credessero in Gesù come Messia e Figlio di Dio. Secondo la tradizione viene dal discepolo che Gesù amava, identificato con Giovanni figlio di Zebedeo, che lo avrebbe scritto in età avanzata intorno al 90 d.C., probabilmente a Efeso, quando i seguaci di Gesù del luogo erano in conflitto con le sinagoghe locali.
La parola greca logos (parola) aveva un significato ricco: per i pensatori greci, la ragione che ordina l’universo; per i Giudei, la parola di Dio, la sua sapienza e la sua potenza creatrice. Il verbo usato per la Parola che abita fra gli uomini significa letteralmente piantò la tenda, richiamando il Tabernacolo. Betsaida, casa della pesca, si trovava sulla riva settentrionale del mare di Galilea. Filippo è un nome greco e Natanaele un nome ebraico, segno delle culture miste della Galilea.
- Giorno 68
Al pozzo di Giacobbe
Giovanni 4I Giudei che viaggiavano tra la Giudea e la Galilea evitavano spesso la Samaria, passando per Gerico e la valle del Giordano, a causa della lunga e aspra ostilità tra Giudei e Samaritani. Sichar si trovava vicino a Sichem, dove Giacobbe aveva posseduto un terreno, e il suo pozzo era profondo più di 100 piedi (30 metri). Le donne attingevano l’acqua di solito nelle ore più fresche del mattino o della sera, e le consuetudini sociali impedivano a un maestro giudeo di parlare con una donna samaritana. L’acqua viva era l’acqua fresca, corrente, e a Sichem non c’erano fiumi. I Samaritani adoravano sul monte Gherizim, che sovrasta Sichem. Il capitolo termina a Cana, dove Gesù guarisce a distanza il figlio di un funzionario, il suo secondo segno in Galilea.
- Giorno 69
Lazzaro di Betania
Giovanni 11Lazzaro è una forma abbreviata del nome ebraico Eleazar, Dio aiuta, un nome allora molto comune. Betania era un piccolo villaggio poco a est di Gerusalemme, oltre il monte degli Ulivi. I morti venivano sepolti il giorno stesso della morte, e parenti e vicini si riunivano per sette giorni di lutto con pianti ad alta voce. Le tombe erano scavate nei fianchi rocciosi delle colline, con panche di pietra all’interno e una pietra rotolante all’ingresso. Il consiglio temeva che un movimento messianico attirasse la forza di Roma sul Tempio e sulla nazione. Caiafa fu sommo sacerdote dal 18 al 36 d.C. Efraim era un villaggio circa dodici miglia a nord di Gerusalemme.
- Giorno 70
Il sepolcro vuoto
Giovanni 20Maria Maddalena venne a completare la sepoltura. Molte tombe della Giudea erano chiuse da una pietra rotolante, e il furto nei sepolcri non era raro, perciò lei pensa dapprima che il corpo sia stato portato via. Fasce di lino avvolgevano il corpo, e un panno a parte era legato intorno al capo; entrambi furono trovati lasciati sulla panca funebre. L’altro discepolo è tradizionalmente identificato con Giovanni. Gesù saluta i discepoli con il consueto augurio ebraico di pace (shalom). L’incontro con Toma avviene la domenica seguente; il modo di contare antico includeva il giorno di partenza, da cui gli otto giorni. Molti studiosi vedono nella fine di questo capitolo la conclusione originaria del Vangelo, e nel capitolo successivo un’appendice.
- Giorno 71
Pentecoste a Gerusalemme
Atti 2Il libro. Il libro degli Atti prosegue il Vangelo di Luca e racconta come il messaggio su Gesù si diffuse da Gerusalemme in tutto il mondo romano, con al centro Pietro e poi Paolo. Secondo la tradizione fu scritto da Luca, medico e compagno di Paolo. Il racconto si chiude nei primi anni 60 d.C.; fu scritto allora oppure, come pensano molti, più tardi, entro la metà degli anni 80.
La Pentecoste, la festa della mietitura, era una delle tre feste di pellegrinaggio annuali, perciò Giudei di molti paesi riempivano Gerusalemme. L’elenco dei popoli va dai Parti e da Elam, nell’odierno Iran, attraverso la Mesopotamia e le province romane dell’Asia Minore (oggi Turchia), fino all’Egitto, alla Libia, a Roma, a Creta e all’Arabia. Il discorso di Pietro è il primo di una trentina negli Atti. La parola greca koinonia indica una vita stretta e condivisa.
- Giorno 72
Saulo sulla via di Damasco
Atti 9Luca racconta questa storia tre volte negli Atti, e Paolo vi accenna nelle sue lettere. La sinagoga (in greco synagoge, luogo di riunione) era il luogo d’incontro locale dei Giudei per la lettura della Legge e dei Profeti, la preghiera e l’insegnamento, un’usanza nata dopo l’esilio. Damasco, capitale della Siria, era la grande città più vicina fuori dalla terra di Israele, a quattro-sei giorni di viaggio da Gerusalemme. I seguaci di Gesù erano chiamati quelli della Via. La fuga di Paolo in una cesta calata dalle mura della città è raccontata anche nella Seconda lettera ai Corinzi. Tarso, la sua città natale, era la capitale della Cilicia. Per i Giudei la concia delle pelli era un mestiere impuro.
- Giorno 73
Paolo a Tessalonica e ad Atene
Atti 17Amfipoli e Apollonia si trovavano sulla Via Egnatia, la strada romana che attraversava la Macedonia. A Tessalonica gli avversari di Paolo accusarono i credenti di tradimento contro Cesare, e Giasone, che lo ospitava, dovette versare una cauzione. Berea si trovava circa 50 miglia (80 km) più a ovest. Gli epicurei, seguaci di Epicuro (341–270 a.C.), cercavano una vita serena, libera dalla paura degli dèi; gli stoici, la cui scuola fu fondata da Zenone (335–263 a.C.), vedevano l’universo governato da una Ragione divina. Paolo parte da un altare dedicato a un dio sconosciuto e cita poeti greci, tra cui lo stoico Arato di Cilicia. La risurrezione suonava assurda alle orecchie greche. Dionisio faceva parte dell’Areopago, il consiglio supremo della città.
- Giorno 74
Tempesta e naufragio
Atti 27È uno dei resoconti antichi di un viaggio per mare più ricchi di dettagli, narrato alla prima persona plurale, secondo la tradizione da Luca, che era del gruppo. Paolo naviga sotto la custodia di Giulio, un centurione, e a Mira si imbarcano su una nave egiziana carica di grano diretta in Italia. Il tardo autunno era una stagione pericolosa per navigare. Beiporti, sulla costa meridionale di Creta, era un cattivo porto per l’inverno, perciò l’equipaggio fece rotta verso Fenice. Un violento vento di nord-est li spinse oltre la piccola isola di Clauda; cinsero lo scafo con delle funi per tenerlo insieme. Le 276 persone a bordo corrispondono a quanto si sa delle navi granarie.
- Giorno 75
Una lettera a Roma
Romani 1Il libro. La Lettera ai Romani è la lettera di Paolo ai cristiani di Roma, una chiesa che egli non aveva fondato né ancora visitato. La scrisse probabilmente a Corinto intorno al 57 d.C., verso la fine del suo terzo viaggio missionario, mentre progettava di portare un dono a Gerusalemme e poi di visitare Roma lungo la strada per la Spagna. La chiesa comprendeva credenti di origine ebraica e pagana.
Nel 49 d.C. l’imperatore Claudio espulse i Giudei da Roma, e con loro i cristiani di origine ebraica, e la guida della chiesa passò ai credenti di origine pagana; quando i Giudei tornarono, nacquero tensioni. L’apertura segue lo schema consueto delle lettere antiche: mittente, destinatari, ringraziamento, tema. I Greci chiamavano barbari gli stranieri, prendendo in giro la loro lingua come un “bar bar”. L’elenco delle colpe segue un catalogo di vizi, una forma letteraria greca comune.
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Molte membra, un solo corpo
Romani 12Qui la lettera passa dall’insegnamento alle istruzioni pratiche, in parte segnate dalle tensioni nella chiesa di Roma. I Giudei dividevano comunemente la storia in due età, l’età presente e l’età futura, e la parola di Paolo per questo mondo significa letteralmente questa età. L’immagine di una comunità come un solo corpo con molte membra era familiare nel mondo antico; la usarono anche lo storico romano Livio e il maestro stoico Epitteto. La parola greca analogia (proporzione) viene dalla matematica e dalla logica. Diverse istruzioni richiamano da vicino detti di Gesù, soprattutto quello di benedire chi vi perseguita. L’invito a vivere in armonia dice letteralmente pensate le stesse cose.
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La via dell’amore
1 Corinzi 13Il libro. La Prima lettera ai Corinzi è la lettera con cui Paolo risponde a domande e problemi segnalati dalla chiesa che aveva fondato a Corinto, dove era rimasto la prima volta diciotto mesi, intorno al 50–52 d.C. La scrisse da Efeso durante il suo terzo viaggio missionario, intorno al 53–56 d.C. Corinto era una colonia romana vivace e cosmopolita sullo stretto istmo che unisce la Grecia continentale al Peloponneso.
Questo capitolo interrompe il discorso di Paolo sui doni spirituali, che prosegue nel capitolo successivo. Il parlare in lingue era il dono che i Corinzi apprezzavano di più. I manoscritti differiscono a proposito del dare il proprio corpo: alcuni parlano di darlo per essere arso, altri di darlo per vantarsene; in greco le due lezioni differiscono per una sola lettera. Gli specchi erano di solito di bronzo lucidato e davano solo un’immagine oscura.
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La questione della risurrezione
1 Corinzi 15Alcuni a Corinto dubitavano di una risurrezione futura. Nel mondo greco-romano molti credevano nell’immortalità dell’anima, ma la risurrezione del corpo era un’idea ebraica che sembrava strana. Paolo trasmette un riassunto di ciò che aveva ricevuto, elencando coloro che videro Gesù risorto, tra cui più di 500 persone in una volta, un evento che nessun’altra fonte riporta, e Giacomo, noto come fratello del Signore, più tardi una guida della chiesa di Gerusalemme. I re vittoriosi erano raffigurati con i piedi sui nemici sconfitti. Guardare i condannati affrontare le belve era un divertimento popolare, e Paolo cita un detto sulle cattive compagnie del poeta greco Menandro.
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Nessun altro messaggio
Galati 1Il libro. La Lettera ai Galati è la lettera di Paolo alle chiese della provincia romana di Galazia in Asia Minore (oggi Turchia), probabilmente quelle che lui e Barnaba avevano fondato durante il suo primo viaggio missionario. Fu scritta probabilmente nel 48 o 49 d.C., poco prima del concilio di Gerusalemme, dopo che altri maestri avevano esortato i credenti di origine pagana a farsi circoncidere e a osservare la legge ebraica.
Le lettere antiche si aprivano con un saluto e spesso con un ringraziamento; Paolo salta il ringraziamento e passa subito al rimprovero. Il suo saluto unisce il greco charis (grazia), che suona come il consueto chairein (salute), all’ebraico shalom (pace). Anatema rende l’ebraico kherem, ciò che è votato alla distruzione. Il soggiorno di Paolo in Arabia è noto solo da questa lettera. La sua visita di quindici giorni a Pietro è probabilmente quella degli Atti 9.
- Giorno 80
La casa e l’armatura
Efesini 6Il libro. La Lettera agli Efesini fu scritta da Paolo in prigione, probabilmente a Roma o a Efeso, forse per diverse giovani chiese della provincia romana d’Asia, la cui capitale, Efeso, era una delle città più grandi dell’impero. È tradizionalmente datata al 60–62 d.C., ma potrebbe essere anteriore, intorno al 53–56 d.C. Sottolinea l’unità tra credenti di origine ebraica e pagana.
Le istruzioni per la casa, rivolte a turno ai figli e ai genitori, agli schiavi e ai padroni, erano una forma familiare negli scritti morali greci. La schiavitù era una realtà della vita nel mondo romano, e Paolo si rivolge a entrambe le parti. L’immagine dell’armatura si ispira all’equipaggiamento del soldato romano, per lo più difensivo; le frecce venivano talvolta intinte nella pece e incendiate. La parola greca per fratelli comprendeva sia gli uomini sia le donne.
- Giorno 81
Umiltà e due messaggeri
Filippesi 2Il libro. La Lettera ai Filippesi è una lettera affettuosa che Paolo scrisse dalla prigione alla chiesa di Filippi, colonia romana in Macedonia sulla Via Egnatia, che egli aveva fondato intorno al 50 d.C. Ringrazia la chiesa per un dono portato da Epafrodito. Tradizionalmente è datata al 60–62 d.C., ma potrebbe essere anteriore, intorno al 53–56 d.C.
Molti vedono nel brano centrale un antico inno cristiano. Il suo greco dice letteralmente svuotò se stesso. La crocifissione era la pena crudele e umiliante che Roma riservava ai criminali. Giudei e pagani versavano vino come offerta sull’altare, e Paolo usa questa immagine per la propria possibile morte, mentre attende l’esito del suo processo. Epafrodito era quasi morto di malattia e probabilmente portò a casa questa lettera.
- Giorno 82
Una fede divenuta nota
1 Tessalonicesi 1Il libro. La Prima lettera ai Tessalonicesi è una lettera di Paolo, con Silvano (Sila) e Timoteo, alla giovane chiesa di Tessalonica, una delle principali città della Macedonia e favorita da Roma: non pagava tributi a Roma, batteva moneta propria e non aveva una guarnigione romana dentro le mura. Paolo scrisse da Corinto intorno al 50 d.C., dopo che Timoteo gli aveva portato buone notizie.
Le lettere antiche cominciavano con il nome del mittente, i destinatari e un saluto, come questa. Paolo, Silvano e Timoteo avevano fondato questa chiesa, ma furono costretti a partire dopo un breve soggiorno. La maggior parte dei convertiti erano pagani che avevano abbandonato gli idoli; in un mondo di molti dèi, abbandonare gli dèi degli antenati era insolito e portava sofferenze. La Macedonia e l’Acaia erano le province romane della Grecia settentrionale e meridionale.
- Giorno 83
Le ultime parole di Paolo
2 Timoteo 4Il libro. La Seconda lettera a Timoteo è la lettera d’addio di Paolo a Timoteo, suo collaboratore e delegato, probabilmente allora a Efeso. Fu scritta probabilmente dalla prigione a Roma, durante una seconda prigionia, intorno al 64 d.C., poco prima della morte di Paolo, che egli sentiva vicina.
Paolo raffigura la propria morte imminente come una libagione versata. Tito era andato in Dalmazia, sulla costa orientale dell’Adriatico. Paolo chiede il mantello, i libri e le pergamene che aveva lasciato al porto di Troas. Un’iscrizione trovata a Corinto nomina un Erasto, tesoriere della città, probabilmente lo stesso uomo. La navigazione si fermava da novembre a marzo, perciò Timoteo doveva arrivare prima dell’inverno.
- Giorno 84
Una lettera per Onesimo
Filemone 1Il libro. La Lettera a Filemone, la più breve e personale delle lettere di Paolo, fu scritta dalla prigione a Filemone, una guida cristiana di Colosse, piccola città della provincia romana d’Asia circa 120 miglia (193 km) a est di Efeso. Riguarda Onesimo, a quanto pare il suo schiavo fuggitivo. Tradizionalmente datata al 60–62 d.C., da Roma, potrebbe essere anteriore, del 53–56 d.C., da Efeso.
La legge romana imponeva che gli schiavi fuggitivi catturati fossero restituiti, e i padroni potevano frustarli, marchiarli o perfino metterli a morte. La chiesa si riuniva in casa di Filemone; Appia era probabilmente sua moglie e Archippo probabilmente suo figlio. Onesimo significa utile, e Paolo gioca sul nome. Di solito Paolo dettava le sue lettere, ma questo impegno lo scrisse di suo pugno. Questa lettera e quella ai Colossesi furono probabilmente consegnate insieme.
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Una galleria della fede
Ebrei 11Il libro. La Lettera agli Ebrei è una predica in forma di lettera, di autore sconosciuto. Fu scritta molto probabilmente nei primi anni 60 d.C., anche se è possibile una data successiva al 70 d.C., forse per chiese domestiche di Roma che affrontavano la persecuzione. La società greco-romana diffidava allo stesso modo di Giudei e cristiani, chiamandoli atei perché rifiutavano gli dèi.
Il capitolo è un lungo catalogo di figure della storia di Israele, da Abele ai profeti, ciascuna introdotta con la stessa espressione, per fede, seguita da un’azione e dal suo esito. Un dettaglio sul bastone di Giacobbe viene dalla traduzione greca dell’Antico Testamento. Il Nuovo Regno d’Egitto (circa 1550–1069 a.C.) fu un’epoca di grande ricchezza. Le torture potrebbero ricordare i martiri giudei degli anni 170 e 160 a.C.
- Giorno 86
Prove e sapienza
Giacomo 1Il libro. La lettera di Giacomo è un insegnamento pratico su come vivere, più attento alla condotta di qualsiasi altro libro del Nuovo Testamento. Secondo la tradizione fu scritta da Giacomo, fratello del Signore e guida della chiesa di Gerusalemme. Alcuni la datano intorno al 46 d.C., probabilmente da Gerusalemme, per i credenti di origine ebraica dispersi altrove dopo l’inizio della persecuzione.
Giacomo (in greco Iakobos) porta il nome del patriarca Giacobbe. I dispersi (in greco diaspora) erano i Giudei che vivevano fuori dalla loro terra fin dagli esili assiro e babilonese. Il saluto chairein era quello abituale nelle lettere greche, e Giacomo lo collega alla gioia (chara). La sua parola per d’animo doppio potrebbe essere stata coniata da lui. La maggior parte delle persone non sapeva leggere e ascoltava la Scrittura letta ad alta voce. Gli orfani e le vedove non avevano nessuno che li sostenesse.
- Giorno 87
Ai forestieri dispersi
1 Pietro 1Il libro. La Prima lettera di Pietro è la lettera dell’apostolo Pietro ai credenti di cinque province romane dell’Asia Minore settentrionale, l’odierna Turchia. È datata ai primi anni 60 d.C., verso la fine della vita di Pietro. I suoi lettori affrontavano l’ostilità, perché molti vicini vedevano i cristiani come gente strana, riservata e sleale verso la società romana.
Il Ponto, la Galazia, la Cappadocia, l’Asia e la Bitinia erano province romane, forse elencate nell’ordine in cui le avrebbe percorse un messaggero. Chiamare i lettori forestieri della dispersione usa l’immagine di persone che vivono lontano da casa. Preparare la mente all’azione significa letteralmente cingersi i fianchi: infilare una veste lunga nella cintura per lavorare o correre. Il riscatto era il prezzo pagato per liberare un prigioniero o uno schiavo.
- Giorno 88
Amore e vero insegnamento
1 Giovanni 4Il libro. La Prima lettera di Giovanni è una lettera, secondo la tradizione probabilmente dell’apostolo Giovanni, alle chiese della provincia romana d’Asia (oggi Turchia occidentale), scritta intorno all’85–90 d.C. Un gruppo si era da poco staccato dalla comunità, diffondendo insegnamenti su Gesù che la lettera respinge.
I maestri che se ne erano andati pretendevano di parlare come profeti. Alcuni insegnavano che Gesù avesse solo in apparenza un corpo umano, una concezione chiamata poi docetismo, dalla parola greca per sembrare. Un altro maestro dell’epoca, Cerinto, sosteneva che un Cristo divino fosse sceso sull’uomo Gesù al battesimo e lo avesse lasciato prima della morte. La parola greca tradotta perfetto significa maturo o completo più che senza difetti.
- Giorno 89
La visione di Giovanni a Patmo
Apocalisse 1Il libro. L’Apocalisse è un libro di visioni scritto da Giovanni, secondo la tradizione l’apostolo, mentre era esiliato nell’isola di Patmo. Fu scritto molto probabilmente negli anni 90 d.C., forse negli anni 60, per sette chiese della provincia romana d’Asia (oggi Turchia occidentale), dove rifiutare onori all’imperatore poteva attirare una dura persecuzione.
Il greco apokalupsis significa svelamento e dà il nome a un genere di scrittura che parla per simboli, numeri e immagini. Il libro si apre in tre modi: un prologo, un saluto nello stile di una lettera greca e un’ambientazione storica. A Patmo c’era una fortezza romana che teneva prigionieri ed esiliati. Alfa e Omega sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco. I sette candelabri richiamano la menorah.
- Giorno 90
La nuova Gerusalemme
Apocalisse 21L’ultima visione dell’Apocalisse attinge a immagini più antiche: nuovi cieli e nuova terra da Isaia, una città misurata da Ezechiele e dodici pietre preziose come quelle sul pettorale del sommo sacerdote. Nelle immagini antiche il mare rappresentava il caos ed era talvolta raffigurato come un mostro. La città sposa contrasta con Babilonia, spesso intesa come Roma, raffigurata prima come una prostituta. La città è un cubo, con ogni lato di 12.000 stadi (circa 1.400 miglia), e un muro di 144 cubiti (circa 216 piedi). Questi multipli di dodici richiamano le dodici tribù e i dodici apostoli. Le porte delle città antiche si chiudevano di notte contro i nemici; queste non si chiudono mai.
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